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“Assolto” formaggio prodotto in un caseificio dell’eugubino-gualdese

“Assolto” formaggio prodotto in un caseificio dell’eugubino-gualdese

di Lucia Monacelli

“Assolto” formaggio prodotto in un caseificio dell’eugubino-gualdese, riconosciuta l’autentica produzione in fossa. Storia di un formaggio “riabilitato”.

E’ quella che ha per protagonista un caseificio del comprensorio. Tutto ha avuto inizio nel 2000, quando un controllo igienico – sanitario ed amministrativo dei Nas riscontrò che la produzione e la commercializzazione del formaggio pecorino venduto con l’etichetta stagionato in fossa, non potesse in realtà essere definito come tale – a quanto pare infatti la dicitura in questione sarebbe potuta competere solo alle regioni Emilia Romagna e Marche. Per questo il proprietario del caseificio venne rinviato a giudizio dalla Procura della Repubblica di Perugia per frode in commercio aggravata. L’imputato però, difeso dall’avvocato Giovanni Vispi, è stato assolto con formula piena dal giudice Stefania Spoletini del tribunale monocratico di Gubbio. In pratica il formaggio in commercio risulta essere a tutti gli effetti formaggio stagionato in fossa. La difesa è riuscita a dimostrare la non sussistenza dei presupposti previsti da quella che viene definita frode in commercio, ovvero vendere un prodotto che per qualità, quantità e provenienza risulti essere diverso da quello che poi si promette di commercializzare. Il formaggio – e il suo produttore – sono stati pienamente assolti.